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Onorificenza al Procuratore Generale Militare Marco De Paolis

Onorificenza al Procuratore Generale Militare Marco De Paolis

L'Ambasciatore e Marco De Paolis, © Ambasciata di Germania

27.05.2021 - Articolo

Il 25 maggio 2021 l'Ambasciatore Elbling ha consegnato a Marco De Paolis, Procuratore Generale Militare presso la Corte d'Appello di Roma, il Grand'Ufficiale dell'Ordine al Merito della Repubblica Federale di Germania.

Il 25 maggio 2021 l'Ambasciatore Elbling ha consegnato a Marco De Paolis, Procuratore Generale Militare presso la Corte d'Appello di Roma, il Grand'Ufficiale dell'Ordine al Merito della Repubblica Federale di Germania.


Il discorso dell'Ambasciatore Viktor Elbling:


Ministro Orlando,
Generale Vecciarelli,
Onorevole Parisi,
Vice Presidente Brunelli,
Presidente Di Segni,
Dottor De Paolis,
Signore e Signori,

oggi ho l’onore di consegnarLe, stimato Dott. De Paolis, l’onorificenza del Grand’Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Federale di Germania, conferitaLe dal Presidente Federale Frank-Walter Steinmeier.

Qualcuno potrebbe chiedere: “Ma come, la Germania premia il magistrato che condannò i soldati tedeschi?“ Dietro questa onorificenza, dietro questo evento c’è un magistrato che da tanti anni si impegna per la giustizia, senza però mai confondere la giustizia con il risentimento o con la Vendetta.

Permettetemi di ripercorrere le tappe che ci hanno condotto qui oggi. Dopo gli studi di giurisprudenza presso l’Università La Sapienza di Roma Lei, stimato Dott. De Paolis, si è specializzato in diritto militare. Questo ramo particolare della giustizia italiana che si occupa dei crimini commessi da soldati – anche in tempi di pace – non ha un corrispettivo in Germania e certamente ha bisogno di esperti dedicati. Si capisce dalla Sua importante carriera che questa materia è veramente una Sua passione, che Le sta molto a cuore.

Sin dalla Sua nomina come Procuratore militare presso la Procura militare di La Spezia, Lei ha dato avvio a una missione che non si è mai fermata. Ha condotto le indagini su oltre 450 casi di crimini di guerra contro soldati e civili italiani. Dal 2003 al 2012 ha condotto diciotto processi sui più gravi crimini di guerra commessi da tedeschi in Italia con centinaia di vittime, tra cui Marzabotto-Monte Sole (Bologna) – e qui rivolgo un particolare saluto all’ex Sindaco di Marzabotto, paese che mi sta anche molto a cuore personalmente -, Sant’Anna di Stazzema (Lucca), San Terenzo e Vinca/Fivizzano (Massa), Civitella in Val di Chiana (Arezzo), Vallucciole, Stia e Monchio, Padule di Fucecchio (Pistoia) nonché il massacro di centinaia di ufficiali italiani a Cefalonia, in Grecia. Ma non si è fermato ai soldati tedeschi. Ha indagato anche, per esempio, sui crimini di guerra di soldati italiani all’estero, in Grecia, in Albania e nell’ex Jugoslavia.

Lei, Dottor De Paolis, ha portato alla condanna decine di ex militari tedeschi, responsabili dei più efferati crimini di guerra. Di questi, nessuno ha scontato una pena in Germania.  Per me è comprensibile che ciò abbia causato dolore, delusione e rabbia nei familiari delle vittime e nella società italiana. Per loro resta un senso di amarezza, di mancata espiazione, sì, di mancata giustizia. Nonostante la Sua critica nei confronti delle decisioni della giustizia tedesca, Lei, Dott. De Paolis, ha sempre mantenuto un atteggiamento positivo nei confronti della Germania in generale, dello Stato di diritto tedesco nello specifico e degli sforzi della Repubblica Federale di Germania per elaborare e confrontarsi con il suo passato. Questi sforzi hanno attraversato diverse fasi: sicuramente i primi anni del dopoguerra non sono stati segnati dalla volontà di andare fino in fondo. Theodor Adorno, il filosofo tedesco tornato dall’esilio, parlò della propensione della società tedesca a mettere la parola fine a questo dibattito, sottolineando però che il diritto a dimenticare non spetta agli autori dei crimini, bensì alle vittime. A partire dagli anni ‘60 si è affermata una nuova tendenza ad affrontare apertamente la colpa storica, con processi, condanne, l’abolizione della prescrizione per l’omicidio aggravato e un nuovo orientamento della giurisprudenza, anche da parte della Corte di cassazione tedesca. Questo ha portato a condanne soprattutto per crimini connessi all’Olocausto. Per i crimini di guerra, invece, più di mezzo secolo dopo i fatti, si incontrarono ancora molti ostacoli nei tribunali tedeschi, ostacoli di natura legale e di procedura penale. Diciamolo francamente: in questo capitolo, la “Aufarbeitung”, l’elaborazione della responsabilità criminale nazista, non è stata un successo.

Ne ha parlato il Presidente Federale Gauck nel suo importante discorso a Sant’Anna di Stazzema nel 2013, poco dopo l’archiviazione dei processi per la strage di Sant’Anna di Stazzema da parte della Procura di Stoccarda, e riporto qui le sue parole:

“Ferisce profondamente il nostro senso di giustizia se dei criminali non possono venir consegnati alla giustizia, non possono venir puniti perché gli strumenti dello Stato di diritto non lo consentono. (…)

In questi casi è importante evidenziare che la colpa non esiste solo come colpa in termini di diritto penale di cui si occupa un giudice. Noi tutti sappiamo che vi è la colpa anche come dimensione di colpa morale e religiosa. Ma c’è la colpa anche come colpa politica, come responsabilità negata o rifiutata nello spazio pubblico, nella convivenza degli individui. Ciò significa che la colpa esiste anche se un tribunale non è competente per questa dimensionedella stessa. Qual è però allora lo spazio per la valutazione di questa colpa? Questo spazio siamo noi. È lo spazio pubblico in cui noi elenchiamo e specifichiamo fatti, ci confrontiamo con nomi e con crimini. Nella letteratura scientifica, nella pubblicistica, nell’arte e nella memoria dell’uomo.”

Con le Sue pubblicazioni scientifiche sui crimini di guerra Lei, Dott. De Paolis, ha dato un importante impulso al discorso pubblico anche in Italia.
“La pace richiede quattro condizioni essenziali: verità, giustizia, amore e libertà.” Pensando a Lei e al Suo lavoro, mi sono venute in mente queste parole di Papa Giovanni Paolo II. Questi quattro elementi non sono solo quattro pilastri, ma quattro concetti collegati tra loro, uno in conseguenza dell’altro. Dalla ricerca della giustizia si arriva al confronto con la verità e solo da questa possiamo partire verso un futuro – non pretendiamo di amore – ma certamente di vicinanza e reciproco rispetto e riconciliazione. E infine, solo rispettandoci a vicenda possiamo essere liberi di vivere in pace nella nostra grande casa europea.


Con il Suo lavoro, stimato Dott. De Paolis, caro Marco, Lei ha contribuito in modo essenziale alla riconciliazione dei nostri due Paesi e alla cultura della memoria italo-tedesca. Per questo straordinario servizio reso alla Repubblica Federale di Germania e alle relazioni italo-tedesche, sono felice di poterLe consegnare ora il Grand’Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Federale di Germania in nome del Presidente Federale.


Il discorso del Procuratore Generale Militare, Dott. Marco De Paolis:

 

È inutile nascondere che questa onorificenza, lo confesso, non avrei mai pensato di riceverla nella mia vita.
Probabilmente, quando si è dentro le cose non si riesce a vederle del tutto, e quindi io ho sempre pensato di fare soltanto delle piccole cose; quelle che il mio lavoro negli ultimi anni mi imponeva di fare.

Sono felice, sono onorato, ma credetemi, soprattutto come cittadino italiano, non come Marco De Paolis; proprio perché l’istituzione che rappresento, la Magistratura militare, alla quale sono onorato di appartenere, ha bisogno e necessità di recuperare un onore perduto. 

Spero che questo sia un momento di svolta dal punto di vista della nostra istituzione per andare a testa alta in Italia, in Europa, perché confesso: io per quasi vent’anni – ho dedicato quasi 20 anni della mia attività professionale a questo – sono stato in più di 50 città della Germania, dell’Austria, ho fatto più di 500 rogatorie internazionali, ma ogni volta che sono stato nel Vostro Paese avevo sempre intimamente un senso di colpa, perché mi chiedevo con quale coraggio potevo bussare alle porte degli amici tedeschi, rappresentando una istituzione che per 50 anni non aveva svolto adeguatamente la sua funzione.

Ho avuto la fortuna di conoscere e trovare degli amici: ho sempre detto che non avrei mai potuto raggiungere i risultati che abbiamo raggiunto se non avessi trovato dei colleghi, dei magistrati, degli ufficiali di polizia onorevoli, con i quali avevamo degli ideali in comune.

Era ed è un terreno molto complicato, molto difficile quello dei crimini di guerra, dei crimini nazisti.

Devo dire che la mia esperienza in Germania è stata un’esperienza veramente forte, nella quale mi sono sentito veramente cittadino europeo.
Abbiamo collaborato per anni con decine di procuratori, con giovani procuratori, curiosi e desiderosi di conoscere una storia del loro Paese che addirittura non conoscevano.

Così è stato, e io stesso ho dovuto fare un corso di aggiornamento di storia contemporanea perché naturalmente non avevo chiare molte nozioni della storia della seconda guerra mondiale.

Ma la cosa che mi piace sottolineare in questo contesto è il fondamento comune dei valori sui quali noi abbiamo costruito i nostri Paesi. Entrambi, Italia e Germania, provengono da una storia, una brutta storia, una pagina memorabilmente disastrosa.
Ebbene, noi abbiamo trovato un terreno comune perché probabilmente quest’Europa nella quale noi viviamo e nella quale crediamo, noi la sentiamo assolutamente la nostra casa comune.

Quindi, per riprendere anche proprio le parole del Presidente Gauck nel 2013 a Sant’Anna di Stazzema, questo è un cammino che si fa insieme, e non ci si trova casualmente insieme in quelle circostanze, e non è un caso se noi oggi ci troviamo qui insieme, penso.

Quindi, io ringrazio di cuore la Germania e, per il tramite dell’Ambasciatore, il Presidente Steinmeier, per aver saputo percorrere questo cammino di conoscenza e di etica: io credo che, al di là della retorica, sia importante sottolinearlo.
Perché io ero a Fivizzano nell’agosto 2019 e ho sentito le parole del Presidente Mattarella e del Presidente Steinmeier, e non erano discorsi retorici. Erano discorsi di chi crede nei valori europei, nei valori dell’uomo, quei valori dell’uomo che purtroppo qualcuno durante la Seconda Guerra Mondiale - e anche dopo - ha smarrito.

Ecco, io mi auguro che questo gesto particolarmente significativo contribuisca a ritrovare quell’umanità che noi abbiamo spesso smarrito.

E su questa umanità quindi idealmente Vi abbraccio e Vi ringrazio con molta commozione.

 

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Ecco alcune fotografie della cerimonia di conferimento.

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