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Discorso del Ministro Federale degli Affari Esteri Heiko Maas in occasione della restituzione del dipinto “Vaso di Fiori“ di Jan van Huysum

Il Ministro Federale Heiko Maas negli Uffizi di Firenze. BM Maas im Museum Uffizi in Florenz.

Il Ministro Federale Heiko Maas. BM Heiko Maas, © Deutsche Botschaft Rom

29.09.2018 - Comunicato stampa

Discorso del Ministro Federale degli Affari Esteri Heiko Maas in occasione della restituzione del dipinto “Vaso di Fiori“ di Jan van Huysum

Caro Enzo Moavero,
stimato collega Bonisoli,
caro Signor Schmidt,
gentili Signore e Signori,

Un museo senza opere esposte è come un vaso senza fiori. Un involucro vuoto, bello da guardare dall’esterno, nel migliore dei casi. Ma privato, appunto, della sua vera funzione.

Ora non si può certo affermare che gli Uffizi senza il dipinto „Vaso di Fiori" del pittore olandese Jan van Huysum fossero vuoti. Ma mancava qualcosa.  Si era comunque creato un vuoto.

Oggi siamo qui per colmare questo vuoto. Per festeggiare insieme un ritorno: non solo di un fiore per il vaso, ma di un intero mazzo di fiori.

È la felice conclusione di un lungo viaggio compiuto involontariamente: il dipinto era stato sottratto durante l’occupazione tedesca nella seconda guerra mondiale e trasportato da un soldato della Wehrmacht in Germania, dove si trovava in un posto a noi sconosciuto, in possesso di privati.

All’inizio degli anni novanta fallì un tentativo dei discendenti del soldato di vendere il dipinto tramite una rinomata casa d’aste a Londra.

Quello fu il momento in cui il quadro richiamò l’attenzione dell’opinione pubblica.

Da allora abbiamo cercato ripetutamente, insieme alle autorità italiane e agli Uffizi, di consentire il ritorno del dipinto a Firenze. Perché questo è il suo posto, la sua naturale collocazione. Abbiamo dovuto convincere di questo anche gli eredi del soldato tedesco. Così il dipinto è giunto al Ministero Federale degli Affari Esteri e poi qui, di nuovo agli Uffizi.

Se penso a come abbiano cooperato per questa causa tutte le persone qui riunite, oggi voglio soprattutto dire grazie.

Alle autorità italiane, in primis a Te, caro Enzo, e a Lei, Ministro Bonisoli, al Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale e alla Procura della Repubblica di Firenze.

E non da ultimo a Lei, caro Signor Schmidt, desidero esprimere i miei vivi ringraziamenti per la Sua pazienza e per essersi adoperato costantemente, qualche volta in modo spettacolare, a favore della restituzione dell’opera. Penso solo alla presentazione del quadro con la scritta “wanted” con cui ha reso immediatamente visibile a tutti quel vuoto.

La restituzione del dipinto dimostra una volta in più che il tema dell’arte trafugata non è risolto neanche a oltre 70 anni dalla fine della seconda guerra mondiale.

E dimostra anche quanto è stretta oggi la nostra cooperazione in Europa. Come al posto della vendetta nel corso degli anni sia nata una profonda amicizia tra Germania e Italia. Tutto questo non è scontato. E questa conquista va preservata. Anche con gesti come quello che oggi celebriamo qui insieme.

L’arte unisce. L’arte genera cultura. E le opere d’arte consentono di identificarsi, creano un‘identità. Un europeo dove lo percepisce più fortemente di qui, a Firenze, la culla del Rinascimento, il nucleo originario dell’Umanesimo? L’idea che ogni essere umano è unico, che è libero e dotato di ragione, che questo determina la dignità umana.

Quest’idea rivoluzionaria si propagò da qui in tutto il continente. È questo comune patrimonio europeo che ci unisce tuttora. Qui c’è l’origine dei nostri valori. Il nucleo della nostra identità europea.

Un’Unione europea senza libertà, senza diversità, senza solidarietà è come un museo senza quadri. Come un vaso senza fiori. Come privata della sua essenza.

Eppure proprio la solidarietà europea negli ultimi anni è stata messa a dura prova. Qui in Italia la gente l’ha percepito in modo particolare. Dapprima durante la crisi finanziaria e negli anni scorsi anche con rispetto ai profughi e migranti che giungono qui attraverso il Mediterraneo.

Le persone che oggi fuggono dalla fame e dalla miseria non possono aspettare che tutti gli Stati membri si siano messi finalmente d’accordo. Per loro conta ogni singolo giorno.

E coloro che li salvano vagano per giorni nel Mediterraneo alla ricerca di un porto sicuro. Che spettacolo indegno alle porte dell’Europa! Che tradimento dei nostri valori!

Questo deve finire. Iniziare con ogni nave a mercanteggiare su vite umane non può essere la soluzione. E non può essere la soluzione scaricare la responsabilità sui Paesi che si affacciano sul Mediterraneo.

Quello di cui abbiamo bisogno sono procedure affidabili per il salvataggio in mare. Abbiamo bisogno di un meccanismo di distribuzione vincolante, un’alleanza di Paesi disposti ad aiutare.

Signore e Signori,

in italiano c’è un proverbio: tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare.

Se si vuole descrivere il divario fra ambizione e realtà della solidarietà europea, questo proverbio è dolorosamente calzante.

Un bell’involucro non basta!

Nei vasi devono esserci fiori! Nei musei devono esserci quadri!
E nell’Unione europea deve esserci solidarietà!

Noi ci adoperiamo a tal fine.

Grazie mille.


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