Benvenuti sul sito del Ministero Federale degli Affari Esteri

La Germania restituisce all'Italia una testa marmorea romana

Marmorkopf aus Fondi

Marmorkopf aus Fondi, © dpa

20.06.2019 - Comunicato stampa

Il 19 giugno 2019 è stata restituita all’Italia una testa di marmo risalente all'epoca romana (II secolo d.C.). Il reperto, secondo quanto ricostruito dagli esperti, fu rinvenuto nel corso di alcuni scavi urbani eseguiti a Fondi e trafugato dall’Italia presumibilmente negli anni ‘30.


Il 19 giugno 2019 è stata restituita all’Italia una testa di marmo risalente all'epoca romana (II secolo d.C.). Il reperto, secondo quanto ricostruito dagli esperti, fu rinvenuto nel corso di alcuni scavi urbani eseguiti a Fondi e trafugato dall’Italia presumibilmente negli anni ‘30, come spiega l'Ambasciatore della Repubblica Federale di Germania Viktor Elbling nel suo messaggio video sulla pagina Facebook dell’Ambasciata ( https://t1p.de/4ktu ). Il prezioso reperto proviene dal Fondo del Museo archeologico dell’Università di Münster, che l’aveva acquistato nel 1964 per 3 mila marchi da un privato di Amburgo, e che ha avanzato spontaneamente la proposta di restituzione della testa appena accertata la provenienza della testa romana.

“Questa testa è un bellissimo esempio della lotta che l’Italia e la Germania fanno insieme contro il traffico illegale d’arte”, come spiega l’Ambasciatore con uno sguardo positivo al futuro, perché “dove c’è volontà si trovano soluzioni”.

Alla cerimonia presso la residenza dell'Ambasciatore Villa Almone erano presenti il Ministro per i beni e le attività culturali, Dott. Alberto Bonisoli, il Comandante dei Carabinieri Nucleo Tutela Patrimonio Culturale, Generale Fabrizio Parrulli, l’Assessore all’Urbanistica del Comune di Fondi, Dott. Claudio Spagnardi, il Direttore dell’Istituto Archeologico Germanico di Roma, Prof. Dr. Ortwin Dally e da parte dell’Università di Münster il Rettore Prof. Dr. Johannes Wessels, il suo collega Prof. Dr. Achim Lichtenberger e il Direttore del Museo archeologico, Dr. Helge Nieswandt.


Il comunicato in pdf

Torna a inizio pagina